(Auto)Pubblico

Mi avventuro a diventare un Autore Indipendente o indie, se si preferisce.

Dalla platea, per favore non sorridete, non esprimete giudizi prima di sentire le mie parole.

Già, devo essere il solito genio incompreso che crede l’auto-pubblicazione sia democratica e l’editoria a pagamento una via alternativa alle raccomandazioni.

Non credo di essere incompreso, anche perché non sono un genio della scrittura. Scrivo e spero di piacere anche ai lettori esigenti. Poi si vedrà o meglio si leggerà.

E non pubblico con una casa editrice a pagamento (EditriceAPagamento – EAP), e questo per scelta.

Le EAP non fanno un buon servizio all’editoria e alla letteratura in genere. Creare illusione per aver pubblicato con tanto di firma editoriale facendo sborsare denaro per un libro che non sempre ha avuto un controllo di editing e di bozze, utile e a volte necessario. Non parliamo della distribuzione.

L’importanza dell’esistenza delle Case Editrici credo debba essere sempre quello di selezionare la qualità delle storie e della scrittura. Ma alcune Case editrici dando troppo valore all’aspetto commerciale del libro si sono inserite in scelte che svalutano la pubblicazione “ufficiale”.

Alcune case editrici diventando anche distributori e commercianti dei propri libri hanno, di fatto, soffocato la piccola editoria, quella di genere e di qualità, che in ogni modo cerca di trovare il suo spazio, anche cercando giovani e capaci promesse oppure con traduzioni di libri che provengono da altre nazioni, soprattutto di paesi la cui letteratura è poco nota.

“Allora pubblichi in digitale (ebook) così costa tutto meno e si fa tutto su un PC.”

Pubblicherò anche in ebook solo perché è un altro contenitore – ebook reader – che la tecnologia ci offre.

Ho deciso di pubblicare (libro e ebook) con una piattaforma di PrintOnDemand: Youcanprint. Le motivazioni e il giudizio in un futuro post in cui racconterò anche la mia esperienza di autore indipendente.

Credo che il mio romanzo abbia motivazioni diverse che hanno condizionato la scelta di non pubblicazione. Alcune? Commerciabilità, il periodo storico-politico di sfondo (anni ’70 e il terrorismo – a chi interessa?). In realtà i giudizi positivi ci sono stati anche se contenevano i due motivi indicati come comune denominatore per non pubblicarlo.

Perciò (Auto)Pubblico per confrontarmi con i lettori e anche con i critici. Organizzerò presentazioni in modo che si possa parlare della storia che racconto – un’amicizia che dura nel tempo nonostante tutto – dando spazio, se richiesto, all’argomento “scottante”: gli anni settanta .

Penso che il romanziere possa occupare lo spazio che lo storico ancora non può scrivere e che il politico rifiuta di parlarne nella sua completezza. I misteri e la diversità della realtà italiana hanno diverse motivazioni che possano apparire contraddittorie o assurde in alcuni caso ma hanno indotto lo sviluppo della storia italiana successiva, questo fino ai nostri giorni. Quindi racconto di uomini e donne – della loro amicizia – che quella storia (anni ’70), non completamente detta in verità, hanno vissuto.

Il mio lavoro ormai è stato stampato ed è  in vendita.  Il romanzo, dopo valutazioni adeguate di persone professionali del settore, ho deciso di pubblicarlo; questo senza pensare che sia un’opera incompresa.

Credo di aver scritto una storia di amici, interessante e che possa anche far riflettere, ma non basta stampare pubblicare e basta; il mio romanzo ha vissuto un lavoro coscienzioso di editig professionale e di controllo bozze; appunto, in ogni modo il lettore va rispettato.

Poi, sarà il lettore a esprimere il giudizio.

Questo post nasce non solo per rispondere alle perplessità di alcuni amici ma per dare risposta al post “Moccia e Volo sono gli alibi preferiti degli scrittori esordienti” del blog “L’albero di Canphora“.

Ma diamo una risposta a ciascun punto del post su indicato:

1 – D’accordo sulla riflessione fatta. Riporto il testo completo.

“L’editoria è un mondo chiuso.” L’editoria è un mondo chiuso tanto quanto quello dei produttori di tende da campeggio. Se non sai niente di tende da campeggio puoi permetterti di andare lì a sentenziare? A lamentarti di dinamiche che nemmeno conosci? E che evidentemente non vuoi conoscere?

2 – “perché un editore che si trova tra le mani un buon libro non dovrebbe pubblicarlo? Perché non è commerciale? E lo pensano tutti e 2000 gli editori presenti sul territorio italiano?” E qui sta il punto, dopo averlo inviato a un numero significativo (10, 20, … 100 vanno bene? È poco?) con costi e tempi notevoli, cosa si deve fare? Aspettare e provare ancora con altri. Sono d’accordo, questo se ci sono stati segnali positivi. Infatti non bisognerebbe demordere. La verità è che questo numero significativo di CE – che poi scopri che alcune sono a pagamento, EPA – ti fanno entrare in un giro vizioso dove anche la casualità è parte vincente. Meglio mollare.

3 – D’accordo sulla riflessione fatta. Riporto il testo completo.

“Pubblicano solo romanzi di merda.” No, TU leggi romanzi di merda. E TU non sai sceglierti i romanzi giusti. Vengono pubblicati 60000 libri l’anno, incluse le ristampe. Mettiamo che i romanzi nuovi siano solo 5000 (è un numero a caso eh, non prendetemi sul serio.) Aggiungici anche quelli degli anni precedenti che non hai letto. Capisci bene che se pensi che in giro ci sono solo romanzi di merda sei TU il problema. Non gli editori. Che pubblicheranno anche cagate, ma basta non comprarle.

4 – Non ho letto Moccia e Volo perciò, anche se mi fido dei giudizi critici seri, credo che abbiano un loro spazio per esistere, o per lo meno così hanno deciso le case editrici. Perciò non sono per me un alibi. Io scrivo altro, e se dovessi pubblicare con una casa editrice anche importante so che ciò non mi farà in ogni modo ricco. E se dovessi avere giudizi severamente negativi sul mio lavoro perché pubblicare? Allora rinnegherei le motivazioni della mia scrittura. Meglio non scrivere più. Al lettore l’ardua sentenza.

5 – D’accordo sulla riflessione fatta. Credo che quasi tutti gli editori, cui ho inviato il manoscritto, abbiano letto il mio lavoro. Una casa importante mi ha risposto con un giudizio positivo, anche se lo hanno considerato non adeguato al loro attuale piano editoriale (insomma, non commerciabile). C’è anche l’elemento casualità, momento economico-commerciale, l’argomento preferito del momento, la storia personale dell’autore ecc. che possano incidere nella scelta per una lettura che porti alla scelta finale. La mia storia è inventata e verosimile; e se fosse realmente accaduta e io fossi stato uno dei miei personaggi e noti alla cronaca, sarebbe stata preferita?

6 – D’accordo sulla riflessione fatta. Riporto il testo completo.

“Gli editori non leggono neanche i manoscritti.” E gli scrittori non si sprecano neanche a controllare cosa pubblicano gli editori a cui mandano. Te lo meriteresti, davvero, che non ti leggesse nessuno. E invece ci sono parecchi editori che fanno il loro lavoro e si ritrovano a cestinare romanzi fantasy quando pubblicano solo noir. Non è che gli editori ti chiudono le porte, è che ti ostini a voler passare attraverso i muri.

7 – D’accordo sulla riflessione fatta. Riporto il testo completo.

“L’editoria è in crisi perché non ha saputo rinnovarsi/non punta sugli esordienti.” No, cocco di mamma, l’editoria è in crisi perché A) la gente non legge B) la gente di cultura come te gli esordienti non li compra e quando provi a proporre qualcosa di nuovo ti guarda di traverso. Vorrei tanto saperlo qual è l’ultimo esordiente che hai letto, magari pubblicato da una piccola casa editrice. O quand’è l’ultima volta che hai partecipato a un evento culturale, se non per smollare il tuo manoscritto all’editore/autore di turno. Tu stesso non sei il pubblico che ti serve per pubblicare.

Quindi esordiente, che non trova scuse, non dà giudizi da incompetente, ma dopo avuto giudizi adeguati… ha deciso, (Auto)Pubblica.

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